Anno III mercoledì · 2 Settembre 2026 Accedi Abbonati
Arte e Mistero

Il luogo sacro di Dante iniziazione, simboli e segreti nel Battistero di Firenze

Dante Alighieri, cita il Battistero di Firenze nel Canto XXV del Paradiso ai versi 7 – 9 che recitano:

“Con altra voce omai, con altro vello ritornerò poeta, e in sul fonte del mio battesmo prenderò ‘l cappello.”

Questa citazione, visto il curriculum esoterico di Dante, che lo identifica, in questi versi come il luogo sacro della sua iniziazione spirituale, tanto da esprimere il desiderio di poter tornare a Firenze e ricevere la corona poetica, proprio in quel luogo, a lui così caro ci fa capire l’enorme importanza del Battistero di Firenze. Ancora oggi, infatti, chi entra in quel luogo sacro, non vi trova un semplice museo se è un turista, od un semplice luogo di culto se è un credente Cristiano, ma molto di più. L’interno della cupola del Battistero di Firenze, infatti, capolavoro artistico realizzato nei primi decenni della seconda metà del XIII secolo, da Coppo di Marcovaldo e da suo figlio Salerno di Coppo, rappresenta uno dei cicli musivi medievali più importanti al mondo, con oltre dieci milioni di tessere policrome, che si estendono su una superficie di circa 1000 mq. Ma ciò che rende unico questo enorme mosaico, è il soggetto in esso raffigurato, che presenta importanti significati teologici ed esoterici. La figura centrale, non in senso fisico, ma teologico, del mosaico, è il Cristo Pantocratore, termine greco, che significa “sovrano di tutte le cose” e sottolinea il ruolo di Cristo, come principe ed organizzatore del cosmo, secondo lo schema tipico dell’iconografia religiosa medievale e bizantina presente in Italia.

La figura del Cristo Pantocratore, seduto in maestà, benedicente con la mano destra, domina, infatti, la scena del Giudizio Universale, che occupa i tre spicchi della cupola sopra l’altare, con la resurrezione dei morti sotto i suoi piedi, i giusti a destra accolti dai patriarchi e l’Inferno a sinistra. Proprio nella raffigurazione dell’Inferno, spicca e non poteva essere altrimenti la figura di Lucifero, raffigurato come un essere dall’aspetto mostruoso, cornuto con barba nera ed orecchie asinine.

E qui entriamo nel piano simbolico. Innanzitutto Lucifero, siede in posizione antitetica rispetto al Cristo giudice, incarnando la “Trinità infernale” opposta alla “Trinità celeste” e le due figure sono divise dagli spicchi dominati dalla rappresentazione di tutte le categorie angeliche, che fanno di questo mosaico, il più completo “libro muto” trattante l’angelologia, esistente al mondo. Per quanto riguarda la figura di Lucifero, poi, il simbolismo lo si ritrova nelle sue orecchie asinine, dalle quali escono serpenti che divorano i dannati accentuando la sua natura di “bocca divorante” e di negazione dello Spirito Santo. Insomma il mistero dei mosaici del Battistero di Firenze, sta proprio nella figura di Lucifero, che suona strana ed inappropriata in un luogo dedicato al Battesimo. Veniamo allora, all’origine dell’edificio, che è il più antico di Firenze, dal momento che la leggenda ci dice, che in origine esso era il Tempio del Dio Marte, quindi la divinità principale per una città come Florentia, fondata come base militare dai romani, che venne trasformato in Battistero, solo intorno al 1050 quando furono chiamate a renderlo adatto al culto Cristiano, delle maestranze veneziane, che ruppero la forma ottagonale, creando sul lato Ovest, la cappella dove si trova l’altare ben visibile dall’esterno e conosciuta col nome di “Scarsella dei Veneziani” derivante dalla forma cosiddetta “a tasca” della stessa che in dialetto veneziano si dice appunto, scarsella. Questo riadattamento del Tempio di Marte, a Battistero, fa capire come sia stata possibile la condivisione dello spazio musivo della cupola, tra la figura di Cristo e quella di Lucifero. Ma, attenzione, perchè il bello deve ancora venire, per i cercatori di misteri. Secondo la massima ermetica “Come in alto, così in basso” tratta dalla tavola Smeraldina di Ermete Trismegisto, che nel Cristianesimo si tramuta nel “Come in Cielo, così in Terra” del Padre Nostro, infatti, anche i pavimenti del Battistero, presentano un mistero. Anche in questo caso, si tratta di mosaici, ma stavolta marmorei ad intarsi, presumibilmente più antichi rispetto a quelli della cupola. Tra di essi domina la scena quello più prossimo alla Porta del Paradiso, quindi sul lato Est, che riporta il disegno di una ruota con i dodici segni dello zodiaco, centrata da un sole intorno cui corre una frase palindroma, che celebra l’astro maggiore quale centro e motore dell’universo, affermazione assolutamente in contrasto con le idee ufficiali della Chiesa Cattolica, che erano, invece geocentriche.

E che dire poi del fatto che Giovanni XXIII non quello che i più anziani, hanno conosciuto nel secolo scorso, ma Baldassarre Cossa (Ischia (NA) 137o circa – Firenze, 22 dicembre 1419) dichiarato “Antipapa” e quindi deposto dal Concilio di Costanza, da lui stesso convocato per trovare una soluzione pacifica su chi fosse il pontefice legittimo tra lui, Gregorio XII e Benedetto XIII sia stato sepolto proprio nel Battistero di Firenze? Vero è che morì in quella città, ma avrebbe potuto essere sepolto in altro luogo meno importante e simbolica.

Insomma, il Battistero di Firenze, è davvero uno scrigno pieno di misteri e segreti.

Père Sisyphe

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