Il titolo di questo articolo, è una frase del più importante mistico renano del XIII secolo, Meister Eckhart, che nel suo essere estremamente paradossale, tanto da poter essere definita un vero e proprio ossimoro, nasconde una profonda verità, quella dell’errore metodologico nella ricerca, in cui, spesso incorrono gli Iniziati, che tendono a crearsi dei falsi problemi, del tutto irrilevanti, ma che fanno perdere di vista, la semplicità dell’essenza della Tradizione. Ad esempio possiamo citare, la diatriba, ormai annosa, tra chi dice di prediligere la Via Secca, detta anche regale, o solare, e chi, invece, la Via Umida, conosciuta anche come lunare, o sacerdotale. Con il termine Via Secca, si intende la scelta iniziatica individuale, legata alla Teurgia, ritenuta la più breve, ma al tempo stesso la più pericolosa e “guerriera”. Col termine Via Umida, invece, ci si riferisce al percorso devozionale e mistico, alla via cardiaca, ritenendo questa, la strada più semplice e sicura seppur più lunga. Ma quello delle Due Vie come detto è solo un falso problema, frutto di catalogazioni fini a sé stesse, inquadramenti didattici superflui e fuorvianti, dal momento che il lavoro iniziatico deve tendere a ri-unire, per ri-tornare e re-integrare. La percezione umana, passa inesorabilmente attraverso il mezzo di rilevazione a nostra disposizione dal quale siamo soggiogati, la psiche, che a sua volta, è condizionata dall’autoillusione di ritenersi il nostro unico “io”. In realtà noi siamo molto più grandi, di ciò che percepiamo ordinariamente. Spesso manifestazioni singolari, o comunque non omologate al nostro essere, vengono catalogate come esterne ed estranee. Questa non comprensione delle manifestazioni da noi percepite come esterne, ma in realtà facenti parte del nostro io interiore, portano gli Iniziati alla caduta. Eppure pur avendo tra le mani tutti i cocci del nostro vaso rotto durante la caduta, da noi stessi provocata, possiamo ricomporli secondo il disegno superiore, trasmutando il vaso umano, nel vaso divino. Prendiamo adesso un altro ossimoro inciso sulla famosa porta alchemica sul colle Esquilino:
“Chi sa bruciare con l’acqua e lavare col fuoco, fa della terra cielo e del cielo terra preziosa”
Questa scritta, ci porta, appunto nel mondo dell’alchimia, che va intesa come trasmutazione del nostro io interiore. Il richiamo più forte che questo ossimoro alchemico, contiene, sta nel rapporto tra cielo e terra, tra acqua e fuoco, visti come interconnessi tra loro, ma necessitanti della quinta essenza per essere attivati e diventare operativi. E la Quinta Essenza, altro non è, che lo Spirito Santo. Da questa presa d’atto di cosa sia, la Quinta Essenza, deriva la consapevolezza che l’unico strumento per arrivare ad essa, è la preghiera, che possiamo quindi definire come Unica Vera Via. La preghiera, infatti, oltre ad essere un atto sacro, è uno strumento di rottura, talmente potente da poter essere definita come un’arma. La preghiera, infatti, è la lama con cui tagliamo i fitti rovi della convinzione della dimensione misera e limitata, a cui ci vuole condurre la nostra psiche. La preghiera, amplia la nostra percezione, non escludendo alcuno di quei rovi, pur recisi e così ci conduce verso ciò che stiamo cercando e ci posiziona, al di là della vista ordinata ma limitata della punta del nostro piede. La preghiera ci conduce alla perfetta coincidenza fra noi stessi ricercatori, il metodo di ricerca e l’obiettivo della stessa. In questo percorso sicuramente incontreremo tanti “io” ma l’”Unità” saprà, alla fine comporli nuovamente e ricondurli alla reintegrazione. Mediante la preghiera usciamo fuori dal solido multi facce del nostro io, così come in meditazione facciamo scivolare lontano i numerosi chiacchiericci della mente. La preghiera, è lo strumento base di ogni operatività religiosa e magica, ma è nella mistica che raggiunge importanza apicale. Il termine Misticismo, trova il suo significato nel riferimento all’etimologia greca significante Mistero. In ambito esoterico, la mistica viene definita anche via cardiaca, per evidenziare il distinguo dal significato dello stesso termine in ambito religioso. L’Iniziato Esoterico, dunque, attraverso la preghiera, fa risorgere e rievoca gli antichi misteri in sé medesimo. ricreandoli e nutrendosene al tempo stesso, trasformandosi da iniziato ad adepto, perché l’iniziazione non è dono sterile ma conquista viva e perenne. In questo percorso sicuramente incontreremo tanti “io” ma l’Unità, saprà, alla fine comporli nuovamente e ricondurli alla reintegrazione. Il viaggio intrapreso quando preghiamo è, infatti “oltre” in un non-luogo di dominio e superamento della pluralità dell’io, impossibile da delineare, ancor più da definire ed impensabile da comunicare. ma malgrado tutto, quando e se, riusciamo ad arrivare alla meta finale del viaggio, siamo finalmente liberi da ogni forma o concetto, dall’idea di noi stessi, anche dalla libertà stessa. Siamo noi e Dio, siamo noi immersi in Dio, siamo noi e Dio come Unità.
Père Sisyphe