Giuseppe Giovanni Battista Vincenzo Pietro Antonio Matteo Franco Balsamo, meglio noto come Alessandro, conte di Cagliostro o più semplicemente Cagliostro, il cui vero nome, era Giuseppe Balsamo (Palermo 2 Giugno 1743 – San Leo (RN) 26 Agosto 1795) è stato un noto occultista, alchimista ed avventuriero italiano, figura chiave della massoneria egizia settecentesca e dei circoli esoterici europei dell’epoca e come spesso accade a personaggi di tale complessità, il suo mito si è sviluppato su più piani diversi: quello storico esoterico, che è quello che naturalmente ci interessa di più e quello della cultura pop e dei fumetti. Iniziamo da quest’ultimo sul quale ci soffermeremo brevemente solo per evidenziare come Cagliostro, sia penetrato nell’immaginario popolare, mettendo in evidenza due opere che parlano del suo anello, del quale vogliamo parlare, a seguito della sua riproduzione da parte dell’artista di fama internazionale Hypnos, scultore e pittore di ricerca metafisica, che l’ha trasformato in un’opera preziosa e simbolica realizzata in elettro, l’antica materia nella quale oro e argento si incontrano in una singolare fusione. Ecco dunque che sul piano della cultura pop e dei fumetti, troviamo questi due importanti riferimenti all’Anello di Cagliostro:
Ne “Il castello di Cagliostro” un film di Miyazaki su Lupin III del 1979, un anello con sigillo, è la chiave per un tesoro leggendario legato al Conte di Cagliostro, che in questo caso è un personaggio di fantasia ispirato però, nel nome, al Cagliostro storico.
Nel fumetto della Disney “Gli anelli di Cagliostro” del 2015 parte della saga di Fantomius, di Marco Gervasio, gli anelli che nascondono l’indicazione per un tesoro nascosto, sono addirittura due.
Non possiamo poi escludere che lo stesso Tolkien, che non era estraneo a certi circoli Iniziatici, possa essersi ispirato a Cagliostro, per il suo “Signore degli Anelli”.
Ma cosa aveva di così importante e quali misteri celava, l’Anello di Cagliostro?
Cagliostro, come molti massoni ed occultisti del suo tempo, utilizzava simboli e sigilli personali, tra cui vi erano anelli con incisioni cabalistiche o massoniche, legati al suo Rito Egizio. Oggi ne esistono repliche, ispirate a questi simboli, che vengono vendute come gioielleria massonica e definite come “Anello Sigillo di Cagliostro” ma non c’è un singolo anello, storicamente documentato ed universalmente riconosciuto come “l’Anello di Cagliostro” che sia realmente a lui appartenuto. Il vero riferimento storico-esoterico, da prendere in considerazione, non è, quindi, un “anello” fisico documentato, quanto il sigillo ermetico di Cagliostro, che possiamo definire come la sua firma simbolica, spesso associata, anche ad anelli e amuleti a lui attribuiti nella tradizione massonica ed esoterica. Incominciamo ad analizzare gli elementi più rappresentativi di questa “firma simbolica” di Cagliostro, col sigillo del serpente, che veniva usato, non solo da lui, ma anche nel Rito Egizio, da lui fondato. Il disegno raffigura un serpente ritto sulla coda che nel tentativo di mordere una mela, viene trafitto da parte a parte da una freccia scoccata dall’alto. Il serpente, simbolo di guarigione nell’antico Egitto, richiama nella Genesi, la caduta nella “conoscenza duale” con la perdita dell’innocenza di Adamo ed Eva. Ma in Cagliostro, il significato è ribaltato: la freccia divina non lo uccide, bensì lo protegge preservandone la natura eterna e divina. Graficamente, il serpente disegna una “S” e la freccia una “I”, formando il monogramma “SI”, che starebbe per “Superieur Inconnu” (Superiore Sconosciuto, che nel Martinismo, diventerà Superiore Incognito) oppure secondo un’altra lettura, per “Sigillum et iter” vale a dire il sigillo come indicazione del sentiero iniziatico. Noi personalmente propendiamo per l’ipotesi del Superiore Incognito. Altri studiosi, invece, vi leggono una chiave più cupa: quella in cui, il serpente e la freccia insieme alle gocce di sangue, formano l’immagine di una clessidra quasi vuota, un monito sul tempo ormai scaduto per l’umanità, oppure un’interpretazione alchemica, dove il serpente rappresenta il mercurio iniziale, il principio primordiale fluido come l’acqua. Gli accusatori di Cagliostro, infine lo interpretarono come raffigurazione del demonio tentatore. Va tenuto poi presente, che seppur tale simbolo, non figura nell’Anello di Cagliostro, egli nel suo credo esoterico legato al grado di Apprendista, parlava della stella fiammeggiante a sette punte circondata da sette angeli: Anachiel, Anael, Gabriel, Michael, Raphael, Uriel e Zodiachel da lui definiti “le intelligenze motrici dei sette pianeti” e quindi non possiamo escludere che Tolkien, se davvero si è ispirato a Cagliostro, avesse ragione a parlare di anelli al plurale. Ma veniamo adesso ad Hypnos ed alla sua riproduzione dell’Anello di Cagliostro. Cosa la rende diversa da quelle di cui abbiamo parlato? La differenza principale sta nel fatto che la replica di Hypnos, non ha unicamente una funzione estetica, ma risulta operativa, essendo realizzata in elettro l’antica materia, nella quale oro ed argento si incontrano in una singolare fusione, che richiama immediatamente l’Eggregore, delle capacità alchemiche di Cagliostro. Con questa creazione Hypnos, recupera quindi una materia, carica di suggestioni esoteriche trasformandola in un’opera d’arte contemporanea, sospesa tra scultura, gioiello e simbolo iniziatico. Questo “Anello di Cagliostro” non è quindi concepito semplicemente come un gioiello, ma come una scultura simbolica da indossare, con la sua forma circolare, che evoca l’eterno ritorno, la continuità e la trasformazione, mentre la fusione dell’oro e dell’argento, richiama l’unione degli opposti: il solare ed il lunare, il visibile e l’invisibile. Nella poetica di Hypnos, l’opera diviene così un punto d’incontro fra arte ed alchimia, storia e mito, materia e spirito, in cui la figura di Cagliostro, enigmatico protagonista dell’Europa settecentesca, al quale la Tradizione, ha attribuito conoscenze alchemiche ed esoteriche, diventa il riferimento ideale di un’opera che indaga il mistero della trasformazione. L’elettro, materiale antico e prezioso, assume dunque nella ricerca di Hypnos, una nuova dimensione, che va oltre la materia da plasmare, diventando materia simbolica, capace di custodire e trasmettere un’idea. Questo “Anello di Cagliostro” si inserisce pertanto nel percorso dell’artista come una vera e propria opera metafisica nella quale il valore dei metalli nobili, si unisce al valore immateriale del simbolo. Hypnos riporta, così finalmente, la vera Tradizione Esoterica, nel linguaggio dell’arte contemporanea, trasformando l’oggetto prezioso in una forma di meditazione sulla conoscenza, sul tempo e sulla metamorfosi.
Père Sisyphe