Anno III mercoledì · 2 Settembre 2026 Accedi Abbonati
Cristianesimo ed antiche religioni

Reminiscenze etrusche nel Cristianesimo delle origini

Che il Cristianesimo, si sia strutturato come religione vera e propria, solo a partire dall’Editto di Costantino promulgato il 13 giugno 313 che lo rese, di fatto religione di stato, nell’Impero Romano, è indubitabile e viene contestato, ormai, solo dai fanatici farisei, sia di estrazione Cattolica che Ortodossa, che ancora credono al cosiddetto primato petrino, come se gli altri Apostoli, inviati da Gesù, a predicare in tutto il mondo, non fossero mai esistiti. In realtà, essi hanno vissuto e predicato talmente bene, da dare origine ad una moltitudine di Chiese locali con una varietà di Riti, tuttora esistente, che rappresenta una vera ricchezza, ma che spesso viene sminuita, come se esistesse il copyright sul Cristianesimo e chiunque dovesse, per esercitarlo, passare sotto Santa Romana Chiesa, o sotto il Patriarcato Ecumenico Ortodosso od altre simili Istituzioni, della cui fondazione nulla si sa, non esistendo documenti sulle gerarchie ecclesiastiche, anteriori, appunto, all’Editto di Costantino. Ed è altrettanto vero, che nei primi secoli quando i Cristiani, per non essere perseguitati, dovettero mimetizzarsi nella società romana politeista finirono per assimilare anche molte credenze pagane, che sono sfociate, anche nella santificazione di divinità locali, alle quali sono state attribuite virtù cristiane tali da renderle digeribili ai fedeli, assicurando così una transizione tranquilla verso la nuova religione unica. E siccome, a sua volta, la civiltà romana aveva usato, per sopravvivere, lo stesso metodo di assimilazione delle culture precedenti, utilizzato dai Cristiani, ecco che non possiamo sorprenderci, se si trovano, addirittura delle reminiscenze etrusche nel Cristianesimo. Occorre dunque partire dalla visione religiosa degli Etruschi, basata su una figura, abbastanza comune nell’antichità, quella degli aruspici, che gli Etruschi, chiamavano Lucumoni. A differenza degli aruspici di altre culture pagane, però, i Lucumoni Etruschi, non erano legati ad una divinità particolare, ma rappresentavano una figura di collegamento tra gli uomini ed il mondo spirituale nella sua totalità, attraverso l’interpretazione dei segni che si presentavano di volta in volta e che potevano essere: un evento visto come prodigioso o percepito come perturbante e pericoloso per la comunità, oppure fenomeni atmosferici intensi, quali un fulmine particolarmente distruttivo. Per arrivare ad essere in grado di leggere e codificare questi segni e riferirli, in chiave spirituale, alla comunità, i Lucumoni Etruschi, dovevano sottoporsi ad una rigida disciplina, termine che non designava solo una dottrina, ma una tradizione di insegnamento, una scienza trasmessa per via formativa, che permetteva di diventare, l’interprete operativo di un complesso sistema di corrispondenze tra cosmo, città e corpo, tra ordine divino e ordine umano, che ricorda da vicino quello della cultura biblica ebraica. E’ chiaro che un sistema così strutturato, non può funzionare se non vi siano discepoli, ai quali insegnare. Dunque per gli Etruschi, il sapere religioso non vive se non viene insegnato e questo, è proprio il metodo seguito da Gesù. Ed è curioso notare che a questo punto si inserisce, in modo particolarmente rilevante, la questione dei 60 e dei 120. Questi due numeri, non sono legati alla scienza numerologica in senso stretto, ma come indizio di una struttura istituzionale della trasmissione sapienziale e spirituale. i 60 erano, infatti, i membri del collegio ufficiale dei Lucumoni Etruschi, vale a dire coloro che erano riconosciuti come sacerdoti effettivi ed operativi. I 120 invece, erano la somma dei 60 Lucumoni effettivi e degli altrettanti Apprendisti. In questa prospettiva, si intravede pienamente il percorso iniziatico, che evidenzia come ogni Lucumone, non fosse un individuo isolato, ma diventasse una coppia funzionale, quasi un corpo unico col proprio Apprendista. Il Maestro rappresenta in questo binomio: competenza, esperienza, memoria, ed il giovane apprendista: continuità, purezza, futuro del sapere. E’ qui interessante notare come 60 fossero anche i Discepoli di Gesù, non appartenenti al cerchio stretto degli Apostoli e 120 sia proprio il numero degli Apostoli, moltiplicati per 10. Suggestioni? Coincidenze? Chissà! E’ tuttavia, innegabile che da questo metodo iniziatico, deriva un modello per certi versi straordinariamente simile a quello Cristiano, nel quale la religione sopravvive perché è costruita come istituzione formativa permanente. Quando un effettivo viene meno, l’apprendista subentra ed un nuovo apprendista entra nella catena. La disciplina non si interrompe, si rinnova. Esattamente il principio della Linea Apostolica Cristiana, con la creazione di nuovi Vescovi e Sacerdoti.

Père Sisyphe

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