Anno III mercoledì · 2 Settembre 2026 Accedi Abbonati
Archeologia Misteriosa

La Cosmogonia Orfica in un ritrovamento archeologico del 1969

Vibo Valentia 1969, sono in corso di svolgimento dei lavori nell’area dell’ex palazzo INAM e come da procedura vengono inviati sul cantiere alcuni archeologi. Uno di questi Ermanno Arslan, apre quella che diventerà, in seguito, la Tomba 19 nella necropoli occidentale dell’antica Hipponion. Si tratta di una sepoltura di embrici cosiddetta alla cappuccina, perché, osservandola in sezione frontale, ha la forma di un triangolo simile a quello del cappuccio dei frati cappuccini. All’interno della tomba, ci sono i resti di una donna, con un corredo di vasi e lucerne databili al V secolo a.C. Sullo sterno della donna si trova una sottilissima lamina d’oro, ripiegata quattro volte su sé stessa, recante un’iscrizione che riporta 16 versi in esametri greci. Si tratta di un ritrovamento rimasto tuttora unico nell’archeologia essendo il solo, tra i 40 casi simili, riscontrati in tutto il bacino del Mediterraneo, che riporta incisa la frase completa. Ma l’importanza di questo reperto, sta anche, nel grande valore esoterico ed iniziatico dello stesso, perché i versi incisi su quella lamina d’oro, sono una frase di riconoscimento che identificava gli Iniziati ai Misteri Orfici e rappresentano un codice d’accesso all’eternità cui solo gli Iniziati appunto, possono aspirare. Ma ecco il testo completo dell’incisione:

“Questo è il sacro ricordo di Mnemosine.
Quando starai per morire
e scenderai nelle ben costruite dimore di Ade,
troverai sulla destra una fonte,
e accanto ad essa un bianco cipresso eretto.
Lì scendono le anime dei morti per rinfrescarsi.
A quella fonte non avvicinarti neppure.
Troverai invece davanti
l’acqua fredda che scorre dal lago di Mnemosine.
Sopra di essa stanno i custodi,
ed essi ti chiederanno con mente acuta
perché esplori le tenebre dell’Ade oscuro.
Tu dirai:
“Io sono figlio della Terra e del Cielo stellato.
Sono arso dalla sete e sto morendo;
datemi presto da bere
l’acqua fredda del lago di Mnemosine.”
Ed essi avranno pietà di te
per volontà del re del mondo sotterraneo,
e ti daranno da bere
dal lago di Mnemosine.
E allora anche tu, dopo aver bevuto,
percorrerai la via sacra
che percorrono anche gli altri
iniziati e bacchi gloriosi.”

Chi ha inciso il testo sulla lamina d’oro che poi ha posto sullo sterno della donna, dopo averla ripiegata per nasconderne il contenuto ai non iniziati, voleva essere sicuro che l’anima della defunta, sapesse esattamente cosa fare una volta raggiunto l’Ade, per affrontare l’unico viaggio che conta davvero, quello nell’aldilà. E le istruzioni sono molto chiare: quale tra le due fonti scegliere, quella di Mnemosine, dalla quale sgorga l’acqua della memoria e quella da evitare, la fonte del Lete, da cui fuoriesce l’acqua dell’oblio. E poi cosa dichiarare ai custodi dell’oltretomba per passare: «Sono figlio della Terra e del Cielo stellato». Il testo riflette in toto la cosmogonia orfica, che narra che gli uomini nascono dalle ceneri dei Titani, che divorarono Dioniso Zagreo. Chi viene iniziato ai misteri conosce questa origine divina e può rivendicarla davanti agli dèi dell’oltretomba. Chi volesse vedere la Lamina Aurea di Hipponion, deve recarsi al Museo Archeologico Statale Vito Capialbi di Vibo Valentia, all’interno del Castello Normanno-Svevo, ambiente anch’esso ricco di fascino e mistero, dal quale, è uscita una volta sola, nel 2018 per essere esposta, ad una mostra temporanea presso il Museo di Paestum.

Père Sisyphe

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