Il Taoismo, è una forma di spiritualità cinese, molto difficile da comprendere per l’uomo occidentale, in quanto esprime il senso della vita proprio di quella antichissima civiltà. Molti, infatti, anche tra gli Iniziati, ignorano, nel senso di non essere a conoscenza, dell’esistenza dell’Albero della Vita, anche in quella tradizione spirituale, dando per scontato che esso sia una caratteristica tipica della Cabala Ebraica. In realtà, tale simbolo, è comune a molte antiche tradizioni, inclusa quella Cristiana, che lo ha riscoperto e declinato con l’Uomo Vitruviano ed appunto quella Taoista. La differenza principale fra le tre raffigurazioni simboliche, dell’Albero della Vita, sta nel fatto, che, mentre quello Ebraico e quello Cristiano, sono abbastanza simili, in quanto ambedue si sviluppano su un concetto che abbraccia entrambi gli assi cartesiani, essendo espressione del rapporto tra macrocosmo e microcosmo, quello Taoista, si eleva solo in verticale, seguendo il principio trinitario, tipico della cultura cinese, che vede protagonista l’uomo 人 (Rén), quale attore principale della vita che si svolge fra cielo 天 (Tiān) e terra 土 (Tǔ). Abbiamo riportato gli ideogrammi corrispondenti ai tre termini, che mostrano chiaramente come al centro di tutto vi sia proprio l’uomo ed il suo rapporto diretto con la terra da cui nasce ed il cielo a cui si unisce dopo la morte. Vi è comunque un’interessante analogia con l’Ebraismo, per quanto riguarda l’innominabilità di Dio. L’incipit del Tao Te Ching (Libro della Via e della Virtù), considerato una sorta di testo sacro del Taoismo, essendo stato presumibilmente scritto da Lao Tzu, il fondatore di questa via spirituale, recita, infatti:
«Il Tao, che può essere detto non è l’eterno Tao, il nome che può essere nominato non è l’eterno nome. Senza nome è il principio del Cielo e della Terra….».
L’Albero della Vita Taoista, che come si vede nelle foto che ho scelto per l’articolo, ha, in seguito, con la trasformazione, nel I Secolo del Taoismo da via spirituale laica e filosofica, ad una vera e propria religione ha influenzato anche l’architettura dei templi, ripresa chiaramente dalla struttura anatomica umana. Fra gli studiosi che hanno ben interpretato questo aspetto del Taoismo e non a caso citano la verticalità del pensiero cinese, citiamo Alan Watts, che alla pagina 145 del suo libro “Il significato della felicità” edito nel 1975 scrive:
«Tutto il nostro ragionamento si basa sulla legge di causa ed effetto, che opera come una successione. Qualcosa accade ora, perché qualcos’altro è accaduto allora. Ma i cinesi non ragionano tanto secondo questa linea orizzontale, che va dal passato al futuro, attraverso il presente: ragionano verticalmente, da ciò che è in un posto ora a ciò che è in un altro posto ora. In altre parole non si chiedono perché, o per quali cause passate, un certo ordine di cosa avvenga ora; si chiedono: Qual è il significato delle cose che avvengono insieme in questo momento? La parola Tao è la risposta a questa domanda.»
Ma soprattutto vista la sua maggiore fama in Italia, Lama Anagarika Govinda, che alla pagina 25 de: “La struttura interna dell’I King” edito da Astrolabio, scrive:
«Quindi un cinese non ragiona seguendo una ideale linea orizzontale di causa effetto ma, piuttosto, seguendo una linea verticale, cercando di connettere tra loro cose che sono in un posto ora ed in un altro posto ora. La domanda che si pongono è: “qual è il significato delle cose che avvengono insieme in questo momento?»
Insomma, esistono anche altre visioni della vita, che si declinano in vie spirituali ed iniziatiche, che sarebbe giusto imparare a comprendere, perché attraverso la loro conoscenza, diventa possibile interagire positivamente anche con popoli lontani, parlando la lingua degli Iniziati, che porta alla Fratellanza ed alla Pace e non quella dei profani che porta alla divisione ed al conflitto, che poi, spesso degenera in guerra come sta accadendo in questi tempi bui, dove non si esercitano il dialogo e l’ascolto ma si cerca di imporre il pensiero unico.
Père Sisyphe