Anno III mercoledì · 2 Settembre 2026 Accedi Abbonati
Cristianesimo ed antiche religioni

Cosa rappresenta la Sindone per i Templari

E’ appena passato il periodo pasquale, per entrambe le principali Confessioni Cristiane, quella Cattolica e quella Ortodossa ed è quindi interessante parlare di un oggetto sacro che è strettamente legato proprio alla Pasqua, ma anche ai Templari ed al loro simbolismo, la Sacra Sindone. Chi non conosce la Sacra Sindone, il sudario che, secondo la tradizione, avvolse il corpo di Gesù deposto dalla croce? Seguirne le tracce storiche, tuttavia, è una vera e propria avventura, in cui si confondono i sapori del giallo internazionale, del percorso mistico e dell’epopea cavalleresca e non è quindi facile distinguere il vero dal falso, il probabile dal verosimile. Ma cos’è dal punto di vista materiale la Sacra Sindone? Fisicamente la Sacra Sindone, consiste in un semplice telo di lino, lungo circa 4,36 m e largo 1,10 m di colore giallo ocra, sul quale sono visibili impronte che riproducono l’immagine frontale e dorsale di un uomo crocifisso. Già nei primi secoli dopo Cristo, questa reliquia era nota e rappresentava in qualche modo la “gloria” di Edessa, l’attuale Urfa, in Turchia, dove il telo, venerato come “Mandylion” era tenuto ripiegato ed incorniciato in un reliquiario, a mostrare solo il volto, come un ritratto. Il trasferimento del Mandylion, a Costantinopoli, nel 944 è ricordato da due “sinassari” libri liturgici della chiesa bizantina e da quel momento la Sacra Sindone, fa la sua apparizione nei documenti ed è definita come un’immagine “acheropita”, cioè “non fatta da mani umane”.  Secondo vari studiosi, però quello del 944 non fu che un “ritorno” della Sacra Sindone, a Costantinopoli, dove sarebbe stata nota fin dall’VIII secolo, dovendo tuttavia lasciare la città, all’avvento dell’iconoclastia, una visione del Cristianesimo, probabilmente mutuata da Ebraismo ed islamismo, che proibiscono le raffigurazioni sacre e che bollava come sacrilegio qualsiasi raffigurazione realistica di Gesù e dei santi, che attraversò l’impero bizantino per più di due secoli.  Comunque sia, il sacro lino è sicuramente nella capitale imperiale quando Baldovino di Fiandra e Bonifacio del Monferrato, con la complicità di Venezia, dirottano verso le mura millenarie di Costantinopoli, la Quarta Crociata, diretta in teoria alla liberazione del Santo Sepolcro. Nel 1204 la metropoli bizantina viene espugnata e saccheggiata dall’esercito latino. Per la prima volta un’armata crociata, si è permessa di espugnare la sede dell’impero bizantino, baluardo orientale del Cristianesimo, invece di combattere l’infedele. La cristianità grida allo scandalo, ma nel frattempo un enorme bottino, di cui fanno parte innumerevoli reliquie, prende la via dell’Europa. Varie fonti medievali menzionano tra queste reliquie, un lino con impressa l’immagine di un uomo martirizzato. Questo indumento funerario, è ritenuto, tradizionalmente, il sudario di Gesù Cristo e come tale è da allora venerato. Nel caos immediatamente seguito al sacco della città però, del Sacro Lino, si perdono misteriosamente le tracce. Notizie certe su di esso ricompaiono solo nelle fonti successive al 1350, quando la reliquia viene esposta al culto nella cittadina di Lirey in Francia, dalla famiglia Charnay, che ne è in possesso in quel momento. Interessante notare come la famiglia, sia quella di Geoffroy de Charnay, precettore di Normandia dei Templari, arso vivo insieme a Jacques de Molay, nel rogo della Senna, che segna la fine della loro epopea conosciuta, ma non della loro presenza, che continua tuttora, in varie forme, più o meno esposte. Quale via può aver seguito la preziosa reliquia per giungere in Europa? L’unica traccia documentale esplicita, delle vicende della Sacra Sindone, dopo la presa di Costantinopoli, è una supplica inviata a Papa Innocenzo III da Teodoro Angelo Comneno, nipote di Isacco II Angelo Comneno, imperatore di Costantinopoli all’epoca del saccheggio del 1204. Nel testo che ci è giunto nella trascrizione di un cartulario, è espresso lo sdegno per il saccheggio delle reliquie ed è richiesto esplicitamente l’intervento del Pontefice, per promuovere il recupero della Sacra Sindone, che secondo quel carteggio si sarebbe trovata, in quel momento ad Atene. La notizia che nel primo decennio del secolo XIII la Sacra Sindone, fosse conservata ad Atene, troverebbe ulteriore conferma in una dichiarazione del 1207 di Nicola d’Otranto abate di Casola. Di certo c’è solo che dopo il 1207 e fino alla metà del secolo successivo quando, come detto, ricompare dal nulla in Francia, i documenti attualmente conosciuti non danno più alcuna notizia della Sacra Sindone. Tale silenzio documentale, potrebbe derivare dalle severe sanzioni pontificie, che colpivano il traffico delle reliquie sottratte a Costantinopoli. Ian Wilson, noto ed autorevole storico inglese della Sacra Sindone, adombra l’ipotesi che il Santo Sudario, sia stato trasportato dall’oriente in Europa dai Cavalieri dell’Ordine Templare, il che ne giustificherebbe il possesso da parte della famiglia de Charnay. Nel 1954 a conferma della tesi di Wilson, venne trovato nel villaggio inglese di Templecombe, in una ex Commanderia Templare un pannello di legno che reca dipinto un volto simile a quello raffigurato sul Sacro Lino e molta iconografia collegata ai Templari, può essere messa in rapporto con la Sacra Sindone. Il leggendario e potentissimo Ordine di monaci-guerrieri era all’apice del suo potere politico ed economico quando Filippo IV il Bello re di Francia, il 13 ottobre del 130 fece arrestare tutti i suoi membri e ne decretò lo scioglimento. Accusati di idolatria e atti contro natura, i Templari, verranno processati, condannati e spogliati di tutti i beni. Dagli atti processuali risulta che i Cavalieri Templari, adorassero effettivamente una testa barbuta conosciuta come Baphomet (il famigerato Bafometto) e proprio l’adorazione di una “testa” fu uno dei principali capi d’accusa del processo, ma il fatto che questa testa fosse quella del demonio o comunque di un idolo, è un altro discorso, tutto da provare. Avrebbe potuto, infatti, trattarsi di un reliquiario a forma di testa o forse di una scultura, essendo questa fantomatica testa descritta dai monaci interrogati sotto tortura, nelle forme più disparate, che comunque potrebbero tutte richiamare od essere associate alla Sacra Sindone, vista che questa, come detto, deriverebbe dal Mandylion, che mostrava solo la testa di Gesù e non tutto il corpo. E se, invece, si fosse trattato di una reliquia, tenuta segreta perché la più preziosa di tutte? Quella del passaggio della Sindone, in Europa, tramite i Cavalieri Templari, resta però, solo poco più che un’ipotesi, e sono parecchi gli studiosi che si oppongono a questa teoria. Anche la figura di Goffredo de Charnay signore di Lirey, nella regione francese dello Champagne e come detto, discendente dell’omonimo Precettore Templare di Normandia, sembra uscire direttamente da un racconto cavalleresco. È, come abbiamo visto, tra le mani di questo Cavaliere, che la Sacra Sindone fa ufficialmente la sua apparizione in Francia, per essere esposta al culto. Dopo una vita di avventure improntate ai più alti ideali della cavalleria medievale ed intorno alle quali il nostro scriverà un libro di buon successo, sorta di manuale del perfetto Chevalier, nel 1355 viene incaricato dal re di portare il suo stendardo di battaglia. È un grande riconoscimento, che il cavaliere non disonora, morendo eroicamente l’anno successivo, nella battaglia di Poitiers, nella strenua difesa dell’Orifiamma, la lingua di tessuto rosso fiammante simbolo del potere supremo e dell’onore di Francia. Come sia giunta, la Sacra Sindone all’eroico vessillifero di Francia, rimane un mistero, anche se diverse ipotesi sono state fatte in proposito. Oltre a quella della discendenza dal precettore Templare di Normandia e suo omonimo, bisogna infatti considerare gli stretti legami, che collegano Goffredo de Charnay, ai discendenti di Otto de la Roche, feudatario francese e primo duca di Atene, ai tempi in cui proprio ad Atene vi fu l’ultima segnalazione documentale della Sacra Sindone. Goffredo di Charnay, infatti, aveva sposato una diretta discendente di Otto, che avrebbe potuto portargli la reliquia in dote e fu grande amico di Gautier IV de Brienne conestabile di Francia e fedele compagno d’armi, anche lui caduto a Poitiers. Se anche quindi, non fosse stata materialmente in loro possesso, Gautier IV de Brienne, o la stessa consorte potrebbero aver rivelato all’indomito Cavaliere, il nascondiglio della Sacra Sindone, in Oriente e questo spiegherebbe il rapido viaggio oltremare di Goffredo, fino a Smirne nel 1345 ufficialmente compiuto al seguito del Delfino. Un’altra “pista templare” sostiene, invece, che la Sacra Sindone, sarebbe stata affidata a Goffredo, durante un periodo di prigionia in Inghilterra, nel castello di Goodrich, dove sarebbe stata portata da quei Cavalieri Templari, che scamparono ai roghi ed alle carceri in Francia. In contrasto con i fitti misteri dei secoli precedenti, la storia “europea” del Sacro Tessuto, dopo la riapparizione in mano ai de Charnay, proprio grazie alla sua esposizione al culto, è sufficientemente documentata e si sa che nel 1453 la reliquia venne ceduta, da Margherita, ultima erede degli Charnay, al duca Ludovico di Savoia. Le travagliate vicende del ducato dei Savoia, porteranno in seguito la Sacra Sindone, a più riprese, da Chambéry, in Piemonte, in altre città della Francia e dell’Alta Italia, fino alla traslazione definitiva, a Torino nel 1578 dove si trova tuttora. La Sacra Sindone, di proprietà di Casa Savoia, per oltre mezzo secolo, è stata assegnata, in un lascito testamentario del capo della Casata ed ultimo Re d’Italia, Umberto II di Savoia, al Sommo Pontefice. Nel suo lavoro “The Divine Deception (L’Inganno Divino)”, il Dottor Keith LaidIer, fa nuove affermazioni sulla Sacra Sindone di Torino.

Nel libro Laidler, sostiene che l’immagine sul lino sia quella della testa imbalsamata di Gesù, sistemata al di sopra di un corpo appartenente ad un uomo crocifisso in Siria, dai Turchi mamelucchi nel XIII secolo. Lo studioso inglese, è arrivato a ipotesi, usando la moderna tecnologia, combinata ad approfondite ricerche in documenti storici e già nel suo precedente saggio “The Head of God” (La Testa di Dio) si era detto anche lui convinto che la testa di Gesù, fosse stata portata dal Medio Oriente in Europa, attraverso l’ordine dei monaci guerrieri conosciuti come Cavalieri Templari, che avrebbero conservato la testa come una reliquia chiamata il Bafometto e creato la Sacra Sindone di Torino come testimonianza fotografica del loro prezioso segreto. Il Dottor LaidIer, infatti, chiama la Sacra Sindone “una fabbricazione del XIV secolo che presenta una reale immagine del viso del Cristo. Poiché un qualsiasi artista avrebbe potuto dare la propria interpretazione del volto, l’Ordine dei Templari, decise di creare ciò che oggi è conosciuto come la Sindone, approfittando del fatto che l’Ordine era formato anche da scienziati e da alchimisti, che usarono le conoscenze tratte dalla scienza araba, riuscendo ad ideare un processo in grado di produrre ciò di cui avevano bisogno per immortalare la sacra reliquia. In particolare, LaidIer, sostiene, che la Sacra Sindone venne realizzata appendendo il lino, dopo averlo pretrattato con sali, all’interno di una stanza buia e lasciando solo un piccolo foro per farvi passare la luce. Una gemma di quarzo, venne piazzata nel foro, in modo che fungesse da lente. Successivamente il telo venne esposto alla luce del sole, per paio di giorni, ma l’immagine che ne scaturì era ancora troppo ‘debole’ così la fissarono immergendo il panno in una soluzione di ammoniaca od urina. Le ricerche di Laidler, dimostrerebbero che la testa della Sacra Sindone, è in una posizione irregolare rispetto al corpo e le analisi al computer proverebbero che è staccata dal tronco oltre ad essere più piccola del normale. Ecco alcune dichiarazioni dello stesso Laidler, riguardo la Sindone:

“Ci fu un grande culto delle reliquie cosicché i Templari avrebbero potuto mostrare la testa come reliquia di Giovanni Battista e farsi pagare oboli per osservare la Sindone. Invece preferirono mantenerla segreta insieme alla testa. Si ricordi che a quel tempo la chiesa proibiva l’adorazione di qualsiasi parte del corpo Gesù e difatti la Sindone non fu vista che solo 50 anni dopo la sua creazione”.

“Chi crede che Gesù ascese in cielo con il corpo rifiuterà cosa dico ma la Cristianità che crede ad una resurrezione spirituale l’accetterà senza troppi traumi. Sono certo che la testa di Cristo sia stata sepolta sotto il pilastro dell’Apprendista. Le prove sono schiaccianti. E’ frustrante che la Rosslyn Chapel non consenta un pieno scavo. I Templari sono ancora in Scozia ed uno di loro mi ha contattato circa un passaggio segreto che dalla Rosslyn Chapel porta sino al vicino Castello, così che potrebbe essere plausibile che la testa sia stata da tempo rimossa “.

Le ricerche di Laidler, sono certamente controverse e sino a che non sarà fornita una prova inoppugnabile di quanto egli afferma circa la testa di Gesù, vanno considerate esclusivamente come parti di una teoria inedita, che noi riteniamo infondata. Ricordiamo, infatti, che il Patrono dei Templari, era Giovanni Battista, a cui fu tagliata la testa e per questo non è da escludersi, anzi, a nostro avviso è altamente probabile, che in realtà l’adorazione dei Templari per la testa del Bafometto, fosse legata alla figura del Battista e non a quella del Cristo.

Un’altra ipotesi, è quella riportata da Luca Monti nel suo libro: “Firenze, Citta Santa dei Templari” che per la presenza di un affresco in Palazzo Vecchio, che raffigura la cacciata del Duca d’Atene, da Firenze, con quest’ultimo che si porta via un lenzuolo ripiegato in modo da far apparire solo il volto, si collega sia a quella che sostiene, che la Sacra Sindone, in antichità fosse conosciuta come Mandylion, sia a quella del passaggio a Goffredo de Charnay della Sacra Sindone, tramite Gautier IV de Brienne, che era proprio il Duca d’Atene, cacciato da Firenze e raffigurato nell’affresco, oltre che, come abbiamo visto amico e commilitone di Goffredo, nella battaglia di Poitiers, dove morirono entrambi. Anche Monti, ritiene, che il cosiddetto Bafometto, fosse non la testa di Gesù, come ritenuto dal Laidler, ma quella di San Giovanni Battista e per quello che riguarda la Sindone, introduce, invece, una visione diversa, formulando l’ipotesi che il lenzuolo di lino, fosse il Mantello di Jacques de Molay, sul quale si sarebbe impresso il corpo di luce dello stesso, il che giustificherebbe l’immagine al negativo. I detrattori di questa teoria, interessante, ma come tutte le altre, del resto, ancora lungi dall’essere provata, la ritengono infondata in quanto non spiega il perchè sulla Sindone, vi siano riportati segni di ferite compatibili con quelle narrate dai Vangeli e riguardanti la Passione di Cristo. In risposta, a queste argomentazioni, Monti, risponde, che potrebbe trattarsi di un fenomeno simile a quello delle Stigmate, ricevute da vari santi, che rappresenterebbero una sorta di certificazione di santità, che li rende molto vicini a Dio. Sempre Monti, si spinge ancora oltre, sostenendo che vi sarebbe un rapporto tra i santi che hanno ricevuto le Stigmate ed il Santo Graal, o meglio uno dei tre Graal esistenti secondo l’autore, del quale, essi sarebbero stati custodi per conto dei Templari, sia in passato, che in tempi moderni con San Pio da Pietrelcina. I tre Graal, sarebbero secondo il saggista fiorentino, il Calice dell’Ultima Cena, quello appunto custodito dai vari santi stigmatizzati, il Calice contenente il Sangue di Cristo, raccolto da Giuseppe d’Arimatea ed il balsamario contente l’unguento con cui la Maddalena, cosparse il corpo di Gesù. Le fonti che Monti, cita a supporto della sua ipotesi, sono antichi documenti religiosi, in particolare francescani e opere d’arte, che egli utilizza nei suoi studi, per scoprirvi simbologie esoteriche e religiose. Insomma, resta fitto il mistero sulla Sacra Sindone, ma come abbiamo visto, è chiaro ed evidente, il suo rapporto coi Templari, così come sono chiari ed evidenti, i suoi poteri soprannaturali essendo scampata a ben tre incendi, documentati storicamente, cosa quasi impossibile per un tessuto di lino, altamente infiammabile.

Père Sisyphe

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