Oggi desidero parlare del “Corso di Medicina Pastorale”. Si tratta di una raccolta di undici conferenze tenute da Rudolf Steiner a Dornach, in Svizzera, tra l’8 ed il 18 settembre 1924. Rivolto principalmente a medici e sacerdoti, il testo esplora le affinità e le differenze tra queste due professioni, sottolineando la necessità di una collaborazione profonda, fra di esse, per affrontare le malattie dell’anima e della psiche. Steiner, infatti, definisce la medicina pastorale come una disciplina che può derivare solo da una conoscenza spirituale. Secondo l’autore, questa pratica riacquisterà senso solo quando l’umanità diventerà consapevole delle forze positive che agiscono nello spirito. Per capire di comprendere meglio la profondità del pensiero steineriano su questo argomento, riporto di seguito un breve estratto da queste conferenze:
“Meditanti che non sono ancora avanzati nella pratica si accorgeranno che non appena cominciano a meditare vengono attaccati da pensieri del loro ambiente e della vita di tutti i giorni. Tutti i rumori sembrano diventare più inquietanti e tutte le immagini vaganti di pensiero diventano sempre più insistenti. Non sarebbe nulla di buono cercare di combatterli, perché le potenze ostacolanti stanno proprio dietro di loro. Sarebbe come se uno volesse difendersi da uno sciame di api, dalla loro punzonatura: esse lo attaccherebbero ancora di più. C’è un modo occulto di mettere a tacere questi pensieri indesiderati, e che è quello di immaginare chiaramente la brillante verga di Mercurio con un serpente nero e un serpente bianco avvolti l’uno sull’altro, sull’asta. Il serpente nero simboleggia i pensieri materialistici del sé inferiore che lo disturbano, e quello bianco luminoso i pensieri divini del sé superiore. E quando abbiamo posto questo simbolo con tutto il suo significato prima della nostra anima, dove vediamo l’avvolgimento del luminoso serpente contro il serpente nero, tutti i disturbi, le interferenze scompariranno e possiamo immergerci nella nostra meditazione. Coloro che hanno conseguito la chiaroveggenza sono disturbati da visioni di animali selvatici che sono molto brutti o talvolta, possono essere seducenti belli, quali passioni e desideri. Anche qui l’immagine mentale della verga di Mercurio è l’unico antidoto.”
Interessante come Steiner, metta in guardia, sia i novizi, che coloro che sono più avanzati nella meditazione, dal pericolo delle interferenze e come l’autore sottolinei le diverse nature di tali interferenze, che egli pare abbinare al livello di esperienza nella pratica. Parlando dei novizi, infatti, egli definisce chiaramente le interferenze come esterne, derivanti da: “pensieri del loro ambiente e della vita di tutti i giorni.” nel caso dei praticanti avanzati, invece, le interferenze sono definite chiaramente da Steiner, come interne, derivanti da: “visioni di animali selvatici che sono molto brutti o talvolta, possono essere seducenti belli, quali passioni e desideri.” Ecco quindi che la funzione del medico e del sacerdote, secondo Steiner deve essere quella di riportare il soggetto consapevole del proprio sè individuale e spirituale, in equilibrio con l’universo e le sue energie, usando il Caduceo di Mercurio, con un serpente nero e un serpente bianco avvolti l’uno sull’altro sull’asta, da cui prende origine il nome del “Corso di Medicina Pastorale”. La comprensione di questo simbolo e del suo uso, da parte degli operatori rappresenta la base della visione olistica della medicina, che unisce le cause spirituali della malattia, alle sue manifestazioni nel corpo del paziente e viceversa in una vera applicazione pratica dei teoremi ermetici.
Père Sisyphe