Oggi vogliamo occuparci di un libro, che potrebbe riscrivere la storia. Stiamo parlando delle “Antiche torri di Atlantide” di Michael C. Wood, che cerca di far luce sui misteriosi costruttori dei Nuraghi, riconosciuti come particolarità archeologica della Sardegna, ma spesso volutamente sminuiti dall’archeologia perchè legati al mito di Atlantide, che probabilmente era una parte di quell’isola e non un continente sconosciuto e spesso romanzato. Ma soprattutto il problema sono i giganti, gli abitatori di Atlantide, le cui tracce sono state fatte sparire come spiega il libro. Ma andiamo per ordine e iniziamo ad occuparci brevemente dei Nuraghi. Da oltre un secolo gli archeologi hanno descritto e descrivono, i Nuraghi come strutture preistoriche, edificate da uomini senza alcuna conoscenza matematica, geometrica e persino di scrittura, che venivano costruite col solo uso delle braccia umane, o al massimo con l’ausilio di corde e buoi. Li hanno descritti in pratica, come fortezze e antiche abitazioni di un popolo di trogloditi. Hanno scritto e detto tutto e il contrario di tutto in merito a questi edifici. I Nuraghi invece non sono nulla di tutto questo, ma potenti dispositivi energetici. Le loro forme, i loro allineamenti e la composizione delle pietre rappresentano una rete per captare, modulare, amplificare e diffondere l’energia cosmica. L’autore del libro ci conduce in un viaggio oltre i confini dell’archeologia ufficiale, rivelando una verità che ribalta ogni convinzione. “Le antiche torri di Atlantide” è quindi, un libro rivoluzionario che mostra i Nuraghi, in un’ottica totalmente diversa da quella errata finora ufficialmente divulgata. Ma la cosa più interessante trattata nel libro è quella che riguarda, appunto, i Giganti, ma soprattutto la sparizione dei loro scheletri. Che fine hanno fatto, infatti, i 44 scheletri di uomini giganti, pare alti oltre 4 metri, che sono stati trovati durante gli scavi archeologici nel sito di Sant’Anastasia a Sardara, tra gli anni ’80 e ’90? E quelli che sono stati trovati a Pauli Arbarei, dove sono finiti? E quelli di Siddi, Seulo, Piscinas, ecc. che fine hanno fatto?
A dircelo, sono i testimoni oculari che hanno trovato, o comunque visto gli scheletri di questi giganti, secondo i quali, hanno fatto tutti la stessa fine, spariti nel nulla, dopo poco o pochissimo tempo dal loro ritrovamento. Spariti ed inghiottiti dalla censura, dopo essere emersi dalla Terra, per testimoniare una civiltà immensa, una civiltà di giganti, una civiltà che ancora oggi fa tremare le gambe dei vari ciarlatani che, come spesso accade, in casi così “scabrosi” che potrebbero riscrivere la storia, sono stati pagati per nascondere la verità. Tuttavia quegli scheletri sono stati visibili, quel tanto necessario per far brillare gli occhi dall’emozione a coloro che li hanno visti e che ne testimoniano ancora oggi la loro esistenza e per far risuonare la verità, che poi in qualche modo è stata messa a tacere. Malgrado le numerose testimonianze di chi ha visto gli scheletri di questi giganti e che per anni e anni ha provato a denunciare questi ritrovamenti e le annesse sparizioni, infatti, oggi non abbiamo a nostra disposizione, nessuna immagine di questi ritrovamenti e non abbiamo nemmeno a disposizione gli stessi scheletri dei giganti, che qualcuno, appunto, ha deciso di far sparire in maniera sistematica. Tutti i testimoni, però concordano sul fatto che gli scheletri di questi uomini giganti superavano di gran lunga i 4 metri di altezza e secondo alcuni addirittura i 5 metri, misure comunque sia incredibili che ci danno, appunto, l’idea di giganti. Oltre ai testimoni ancora viventi, tuttavia, in Sardegna, abbiamo anche una serie complessa e numerosa, di racconti antichissimi tramandati oralmente in diversi paesi da nord a sud dell’isola, che riguardano i giganti. Ma la storia dei giganti trova eco anche in altri contesti lontani dalla Sardegna, dove abbondano le prove in tal senso, perchè essi esistevano in tutto il mondo e ne parla anche la Bibbia, nel famoso episodio di Davide e Golia, che viene, appunto definito, un Gigante. Ed allora cosa rende la Sardegna, così importante per questa storia? Probabilmente il fatto che questa razza di giganti ebbe in Sardegna, il proprio centro principale da cui poi si è spostata in tutto il mondo. Non può essere un caso infatti, che in un tempo già antico per gli antichi, questi giganti fossero famosi in tutto il mondo, col nome di Sardi e per questo, è davvero molto probabile che la Sardegna, anticamente fosse davvero l’isola di Atlantide, in parte sommersa ed in parte, tuttora esistente, insieme ai Nuraghi, muti testimoni di pietra della presenza atlantidea.
Père Sisyphe