Anno III mercoledì · 2 Settembre 2026 Accedi Abbonati
Personaggi

Dante e la morale dei luoghi viaggio nella geografia dell’aldilà

Oggi vogliamo parlare della Divina Commedia, non facendone un’esegesi che richiederebbe un libro, più che un articolo e che non rappresenterebbe neanche una novità, ma dal punto di vista della geografia morale di quell’immensa opera. Per geografia morale della Divina Commedia, intendiamo la descrizione metodica, di ogni ambiente che caratterizza ogni canto, sia nell’Inferno, che nel Purgatorio, che nel Paradiso. Proprio questa accurata descrizione ambientale, ha permesso ad alcuni studiosi, di stabilire che nel poema dantesco, si trovano le mappe dell’Irlanda e della Nuova Scozia, in Canada. Noi però, come detto, vogliamo occuparci di qualcosa di minore forse, nell’ambito degli studi danteschi, ma che merita comunque un approfondimento, vale a dire l’accostamento dell’ambiente alla morale, intesa come regola di comportamento vigente negli specifici ambiti di ogni canto. Iniziamo con i versi 94-96 del Canto XXX dell’Inferno, che descrive la decima bolgia dell’ottavo cerchio infernale, nella quale sono puniti i falsari. La sua natura aspra e scoscesa riflette la condizione spirituale delle anime che vi sono rinchiuse. I falsari, puniti nella decima bolgia, vivono immersi nella corruzione e nell’inganno. Il luogo che li ospita non può quindi, essere armonioso od accogliente, ma deve esprimere visivamente il disordine morale, che essi hanno provocato nella vita terrena. Ecco quindi che nei versi suddetti (94-96) di questo Canto, il Sommo Poeta descrive così l’ambiente della decima bolgia:

«Qui li trovai – e poi volta non dierno -»,
rispuose, «quando piovvi in questo greppo,
e non credo che dieno in sempiterno.»

La parola che identifica perfettamente l’ambiente e ne descrive simbolicamente la morale, è: greppo. Si tratta di un termine toscano arcaico sicuramente familiare a Dante ed ancora in uso tra le generazioni più anziane di determinate zone di quella regione, che identifica una parte scoscesa di un’altura, una costa ripida, un pendio accidentato od un terreno aspro e difficile da percorrere, che è esattamente il tipo di ambiente, nel quale ci si immagina debba vivere l’anima di chi deve scontare la pena di portare il peso del proprio peccato.

Père Sisyphe

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