I Santi ed i Beati, hanno sempre rappresentato un esempio di fede popolare, più spontanea rispetto a quella dogmatica e rigida della Chiesa, tanto che in alcune zone d’Italia e non solo, il culto del santo locale, resta forte e radicato, insidiando quasi il primato devozionale di Cristo. Non possiamo quindi, non occuparci dei Santi e dei Beati, specialmente in questo 2026 che vede la celebrazione dell’800esimo anniversario della morte di San Francesco d’Assisi, uno fra i principali personaggi della cristianità. Traiamo spunto per questo articolo, dall’ostensione del suo corpo, in corso di svolgimento, all’interno della basilica francescana di Assisi, fino al 22 Marzo. Abbiamo dunque visto il suo corpo e ci siamo posti le domande di cui al titolo, alle quali cercheremo di rispondere, Ecco le riflessioni che ci sono venute in mente, alla luce dell’esperienza vissuta ad Assisi. Tommaso da Celano nella sua prima biografia, scritta tra il 1228 e il 1229 ci dà, al capitolo 29 (FF 465), un ritratto di san Francesco, estremamente prezioso. Il Celano, entrò nell’Ordine nel 1214/15 e quindi ebbe l’opportunità di vedere Francesco, ma non stette molto con lui. Certamente poté vederlo bene nel capitolo delle stuoie del 5 Maggio 1217 e lo rivide ancora nel capitolo del 1221, nel quale si offrì per andare in Germania. Che fosse ad Assisi, al momento della morte di Francesco, è quindi improbabile, ma fu indubbiamente presente ad Assisi il 16 luglio 1228 quando Gregorio IX canonizzò san Francesco, tanto che in quell’occasione ricevette dal Pontefice, l’incarico di redigere la biografia ufficiale di san Francesco. Tommaso da Celano trae quindi dalla sua memoria le sembianze di Francesco, che egli descrive così nella “Vita Prima” al capitolo 29:
“Statura mediocris parvitati vicinior, caput mediocre ac rotundum, facies utcumque oblonga et protensa, frons plana et parva, mediocres oculi, nigri et simplices, fusci capilli, supercilia recta, nasus aequalis, subtilis et rectus, aures erectae sed parvae, tempora plana, lingua placabilis, ignea et acuta, vox vehemens, dulcis, clara atque sonora, dentes coniuncti, aequales et albi, modica labia atque subtilia, barba nigra, pilis non plene respersa, collum subtile, humeri recti, brevia brachia, tenues manus, digiti longi, ungues producti, crura subtilia, parvuli pedes, tenuis cutis, caro paucissima, aspera vestis, somnus brevissimus, manus largissima”..
Tenendo presente che “mediocris” è parola latina che vuol dire “di grandezza media” da: medius (appunto medio) e da ocris (rilievo del terreno). La traduzione che proponiamo, cercando di interpretare i termini usati dal Celano, è dunque questa: “
“Di media statura, quasi piccolo, testa con conformazione rotonda, non grande, volto un po’ ovale e proteso, fronte piana, non larga, occhi di grandezza media, neri e sereni, capelli scuri, sopracciglia rettilinee, naso proporzionato, sottile e rettilineo, orecchie erette, ma piccole, tempie piane, parola mite, ardente e penetrante, voce robusta, dolce, chiara e sonora, denti ben allineati, regolari e bianchi, labbra sottili, barba nera e rada, collo sottile, spalle dritte, braccia deboli, mani scarne, dita lunghe, unghie allungate, gambe esili, pelle delicata, magrissimo, veste rozza, sonno brevissimo, mano generosissima.”
Sempre il Celano, nella “Vita Secunda” (1246 – 1247) (FF 603), descrivendo la visione avuta da Innocenzo III su san Francesco, che puntellava la Basilica del Laterano, presenta il santo come “piccolo e spregevole” intendendo il termine “spregevole” come vestito di un abito poverissimo. Tale descrizione la si ritrova nella “Leggenda dei tre compagni” (FF 1460), che raccontando la stessa visione presenta san Francesco come “piccolo e di aspetto meschino” per il suo saio di panno rozzo e probabilmente pieno di toppe. Durante la ricognizione dell’urna funeraria nel 1978 si effettuò la misurazione dell’omero destro rinvenuto intatto e che risultò pari a cm. 27,9 e del femore destro, pure intatto, che dette come misura cm. 40,2. Partendo da queste due misurazioni e usando dei parametri osteometrici si è dedotto, che San Francesco, avesse un’altezza pari a 1,58 m. Un risultato di probabilità, in una gamma ristretta. Se mettiamo a confronto questo dato con le misurazioni di vari sai considerati come reliquie di san Francesco, troviamo delle discrepanze notevoli. Il saio conservato a Cortona, nella chiesa di San Francesco, ad esempio, non apparteneva al poverello di Assisi, non avendo le sue proporzioni. Tale saio, tuttavia, esaminato con sofisticati metodi di rilevamento del carbonio C14 e C12, risulta contemporaneo al tempo in cui San Francesco, visse. Il saio conservato nella chiesa di Santa Croce, a Firenze, sottoposto ai medesimi esami, è stato, invece, datato ad un’età posteriore a quella di san Francesco, anche se non di molto, e quindi non venne da lui indossato. Il saio coiddetto “delle stimmate” conservato alla Verna, venne valutato da Ciro Cannarozzi, nel 1924, che ne rilevò un’altezza di 1,25 m come risulta dalla “Storia dell’abito col quale san Francesco ricevette le Sacre Stimmate” pubblicata in “Studi Francescani” nel numero di gennaio-marzo 1924 che riporta:
“La lunghezza di questo abito dall’apertura superiore del collo al margine inferiore dei piedi e di m. 1,25”.
Questo dato è tuttavia frutto probabilmente di un errore di stampa, poiché l’altezza del saio risulta in realtà maggiore di 10 cm. Si deve tenere poi conto del fatto che il bordo inferiore, è stato oggetto nel tempo, di tagli per ottenere reliquie, per cui si possono aggiungere altri 3/4 cm compreso l’orlo finale e sia arriva dunque ad un’altezza di 1,38/1,39 m. A questa misura va, infine, aggiunta la distanza tra l’orlo e la pianta del piede, stimabile in circa 15/20 cm. Il risultato è dunque tra i 1,54 m e 1,59 m e corrisponde alla stima osteometrica di 1,58 m. Lo stesso computo si può fare per il saio della Basilica di Assisi, che misura 1,35 m. di altezza, ma doveva essere lungo più, avendo anch’esso il bordo inferiore tagliuzzato per ottenere reliquie. confrontando questi dati si può dunque dire che san Francesco aveva un’altezza tra 1,59 m e 1,62 m che risulta leggermente inferiore alla media di allora che si aggirava per un uomo su 1,65 m e 1,66 m. Eppure tutti i componenti del nostro gruppo, hanno avuto, osservando lo scheletro, la sensazione che fosse ben più piccolo di un uomo di un metro e sessanta. Chissà perché, ma resta un dato di fatto che ben undici persone, tanti eravamo nel nostro gruppo abbiano avuto la medesima sensazione di incongruenza nella dimensione delle spoglie di San Francesco. Se già risulta difficile rispondere alla domanda sull’altezza di San Francesco, pur in presenza di dati osteometrici, ancora più arduo, è descriverne il volto, poiché, ovviamente, non ne esistono fotografie o dipinti attendibili al cento per cento ma solo descrizioni basate su impressioni visive dei contemporanei. Certamente non doveva essere bello almeno stando a quello che riportano i Fioretti di san Francesco (FF 1838;) dove si trova la seguente affermazione:
“Tu non sei bello uomo del corpo”.
Il Celano, come abbiamo visto nella descrizione generale del santo, ci dà delle indicazioni preziosissime sul volto di san Francesco, ma noi ne avremmo volute di più e meno controverse. Infatti scrive: “Facies utcumque oblonga et protensa” definendola quindi come un ovale leggermente allungato. Tuttavia quando descrive la fronte, la definisce “plana et parva” termini che farebbero pensare ad una fronte bassa, ma questo contrasta con la “facies utcumque oblonga”. Il naso di Francesco, era regolare, non grosso “subtilis” e non adunco o all’insù, ma “rectus”. I capelli erano “fusci”, cioè scuri. Per la barba il Celano usa il termine “nigra” indicando pure che non era densa: “pilis non plene respersa”. Gli occhi li presenta altamente espressivi dell’animo di Francesco e li definisce “nigri”, cioè di color nero. Comunque sia stato fisicamente, tuttavia, ha poca importanza. Il valore aggiunto di San francesco, infatti, è quello spirituale, che nessuno può mettere in discussione e che fa nascere una domanda, posta alla riflessione collettiva da uno del nostro gruppo, che ha detto:
“Ma siamo sicuri che a San Francesco, umile com’era, avrebbe fatto piacere, essere esposto, oggi?”
Lasciamo ai lettori la risposta a questa domanda.

Père Sisyphe
Pregevole iniziativa, auguri!