Anno III mercoledì · 2 Settembre 2026 Accedi Abbonati
Personaggi

Riflessioni di Giuliano Di Bernardo sulla pietra ed il silenzio

Filosofo prima che dirigente massonico, già alla guida del Grande Oriente d’Italia e fondatore della Gran Loggia Regolare d’Italia, Giuliano Di Bernardo, ha voluto condividere questa sua riflessione sulla pietra ed il silenzio, con la nostra redazione. e di questo, vista l’importanza del personaggio nel mondo iniziatico, lo ringraziamo caldamente.

“C’è un’immagine, che andrebbe rimessa al centro di ogni discussione sulla Massoneria: un muratore medievale, che all’alba entra nel cantiere di una cattedrale. Ha le mani screpolate, il volto segnato dal freddo, ma negli occhi porta una luce precisa. Non sta costruendo un edificio qualunque. Sta partecipando a qualcosa che lo supera. Sta dando forma alla fede attraverso la pietra. Opere come la Cattedrale di Chartres, non sono nate nei salotti del potere, ma nel silenzio operoso di uomini che pregavano lavorando. In quel tempo, tra Chiesa e Massoneria, non c’era conflitto, Ma continuità. La geometria era teologia, il compasso era uno strumento sacro, la proporzione era un modo per avvicinarsi a Dio. Poi la storia cambia ritmo. Nel 1717 nasce la Gran Loggia di Londra e la Massoneria, compie una trasformazione profonda: dal cantiere esterno passa al cantiere interiore. Non si costruiscono più solo cattedrali di pietra, ma uomini. È un passaggio delicato, potente, inevitabile. Nel 1738 arriva la condanna ufficiale con la bolla di Papa Clemente XII e la frattura diventa pubblica. Da allora il racconto dominante, è quello dello scontro. Ma ogni racconto storico, se è onesto, deve chiedersi: lo scontro era scritto nel destino o è stato il frutto delle paure di un’epoca?”

È in questa domanda che la riflessione di Giuliano Di Bernardo, assume un peso specifico raro che porta il discorso ad un livello più alto, meno polemico, più essenziale. Per lui la Massoneria, non è una religione alternativa e non è una macchina politica: è un metodo di costruzione interiore. Non sostituisce la fede e non la combatte; chiede all’uomo di lavorare su sé stesso con disciplina, silenzio e razionalità. Il simbolo del Grande Architetto dell’Universo, così discusso, non è una sfida al Dio cristiano. È una formula aperta, uno spazio di libertà che impedisce alla trascendenza di essere rinchiusa in una definizione obbligatoria. È un modo per dire che l’uomo non è misura ultima di tutto, ma nemmeno suddito cieco di un dogma imposto. È un equilibrio sottile e gli equilibri sottili, si sa, fanno paura nei secoli turbolenti come quello che stiamo vivendo. Forse il punto più umano di questa vicenda, è proprio questo: entrambe le istituzioni, Chiesa e Massoneria, hanno cercato di custodire un’idea di verità. E quando la verità, viene percepita come minacciata, le istituzioni reagiscono. Il Settecento, è stato un secolo di rivoluzioni, di troni che tremavano, di altari che vacillavano. In quel clima, la diffidenza si è trasformata in condanna. Ma la condanna storica non cancella le radici comuni. Guardare oggi quella frattura con occhi meno ideologici significa riconoscere che il muratore medievale e il massone speculativo condividono un gesto: levigare la pietra. Una pietra che, nel tempo, è diventata metafora dell’uomo stesso, che è Imperfetto, angolare, bisognoso di lavoro. La vera cattedrale, allora, non è solo quella che svetta contro il cielo, ma quella che lentamente si costruisce dentro la coscienza. Superare la contrapposizione non significa annullare le differenze. Significa avere il coraggio di ammettere, che la storia è più complessa delle bandiere. Significa riconoscere che la ricerca del senso, dell’ordine, del bene, non appartiene in esclusiva a nessuno. Se la Massoneria, dimentica la sua radice spirituale diventa sterile e se la religione dimentica la dimensione simbolica e universale dell’uomo rischia di irrigidirsi. Forse, alla fine, la lezione più profonda è semplice e antica: prima di costruire muri, bisognerebbe ricordare chi, secoli fa, costruiva insieme. E forse il vero lavoro iniziatico, oggi, non è vincere un confronto, ma tornare in quel cantiere originario, dove fede e ragione, pietra e preghiera, non erano nemiche, ma parti dello stesso respiro umano.

1 commento

  1. A mio parere queste mete ed impostazioni valgono per tutte le congregazioni serie in tutto il mondo in ricerca della via giusta..

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *