ll sogno di molti esseri umani, ma soprattutto degli artisti, è quello di riuscire a dare uno sguardo “Oltre la Soglia” per essere testimoni di cosa vi è oltre la morte fisica. Non è un caso, che quasi tutti i protagonisti di casi di premorte, che sono riusciti a tornare indietro in questa dimensione, hanno sentito il bisogno di rendere testimonianza di cosa era loro successo. Ovviamente gli artisti, possono testimoniare la sopravvivenza della vita oltre la morte, senza la medesima accuratezza ed attendibilità, di coloro che l’hanno vissuta, ma col medesimo pathos interiore. E’ il caso di Vito Gurrado, artista barese, che ci ha detto di aver fatto diverse esperienze da lui definite paranormali, anche se non estreme come quella della premorte. Da queste esperienze l’artista. ha tratto ispirazione per la maggioranza delle proprie opere nelle quali, instilla tutta questa tensione spirituale. L’opera che vogliamo commentare oggi, si intitola: “Oltre la soglia”. Si tratta di un’opera polimaterica, appena realizzata di cm 100 x 60. L’artista ci ha dichiarato di averci lavorato, oltre un anno, come in trance, non sapendo esattamente, cosa stava venendo fuori. Insomma, possiamo dire che in questo caso l’opera, ha quasi preso per mano l’artista per farsi realizzare. Se dovessimo fare un confronto con opere del passato, ovviamente mantenendo le debite proporzioni, potremmo definirla un Uomo Vitruviano del 2000. Non sfuggono, infatti, ad un occhio allenato, le analogie. Anche qui, come nell’intuizione leonardesca, che in realtà come dice il nome risale a Vitruvio tanto che Leonardo, con onestà intellettuale ne ha mantenuto la paternità, gli elementi centrali della composizione sono: l’uomo e la geometria. A differenza della geometria vitruviana però, Vito Gurrado, ha realizzato un’opera, che si sviluppa su un solo asse cartesiano, quello che va dall’alto verso il basso e viceversa. Essa si erge, infatti, con un’architettura verticale, ordinata secondo un asse che conduce lo sguardo dal segno superiore, punto di coscienza e vigilanza, fino all’apertura inferiore, luogo di radicamento ed incarnazione. In questa traiettoria si compie simbolicamente il viaggio della consapevolezza che discende, attraversa e si manifesta. Il volto centrale, privo di identità individuale, non rappresenta ma custodisce, come una presenza silenziosa posta a guardia del varco, il guardiano della soglia. La materia, lavorata dal tempo e dalla trasformazione, ricorda che ogni conoscenza autentica nasce da un processo lento, stratificato, inevitabile. L’occhio nella struttura ascensionale, rappresenta invece un richiamo alla visione che illumina e veglia, introducendo il principio della coscienza vigile, non come simbolo di controllo, ma come segno della luce interiore che rende possibile l’attraversamento della soglia. È lo sguardo che riconosce il passaggio e lo rende consapevole definendo il portale nella sua funzione, che non è quella di rappresentare un mistero, ma di offrire uno spazio in cui il mistero stesso possa essere scoperto e decifrato. Chi si pone dinanzi all’opera, è invitato quindi a rallentare, a raccogliere lo sguardo ed a percepire la soglia come luogo di trasformazione. L’opera diviene così, strumento di meditazione visiva, dispositivo di concentrazione, architettura simbolica della nascita di una nuova percezione. In questa prospettiva, il lavoro si configura come una tavola alchemica vivente: segno che la conoscenza non è possesso individuale, ma passaggio custodito per essere tramandato e che ogni varco autentico esiste perché qualcuno, prima, lo ha vegliato con cura. Alla luce del lavoro compiuto, l’opera di Vito Gurrado, è definibile quindi, in sintesi come un manufatto che si offre alla contemplazione come uno strumento di passaggio, che assume la funzione di soglia tra il visibile e l’interiore.
Père Sisyphe