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Libri

“Dio – Uomo: La Parola fatta Carne” di George W. Carey

Il libro intitolato: “Dio – Uomo: La Parola fatta Carne” di George W. Carey, indaga sulla figura di Giovanni Battista, che pur molto venerato, tanto da essere di fatto il Patrono, di quasi tutti gli Ordini Cavallereschi storici inclusi i Templari, risulta poco conosciuto dai Cristiani comuni e persino “temuto” dalle gerarchie ecclesiastiche. In effetti, l’essere stato il Battista, vale a dire, colui che ha battezzato Gesù, lo rende figura scomoda se non addirittura pericolosa per la Chiesa, in particolare quella Cattolica, che avrebbe difficoltà, a spiegare un’eventuale Linea Iniziatica, antecedente al Cristo. Il problema, infatti, è che, se si scoprisse troppo su Giovan Battista probabilmente il potere ecclesiastico verrebbe fortemente ridimensionato, con tutto quelle che ne consegue. Ben venga quindi quest’opera, anche se essa risulta troppo specialistica e non proprio alla portata di tutti, per la quantità di riferimenti alchemici e simbolici che contiene. Ma veniamo al concetto centrale espresso da Carey, nel suo libro, che già lo rende in qualche modo “controcorrente”. L’autore sostiene, infatti che le misteriose circostanze connesse con la storia biblica di Giovanni il Battista e le informazioni fornite dal Dizionario Biblico di Smith, provino l’origine completamente divina di colui che fu chiamato “Giovanni”, ma che significa “olio” in greco. Carey, cita la Seconda Lettera ai Corinzi (5:1) di San Paolo, sostenendo pur senza dirlo esplicitamente che essa sarebbe stata manipolata in seguito per depotenziarne il significato. Se leggiamo oggi il primo paragrafo del quinto capitolo della lettera citata dall’autore, esso recita:

Sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un’abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli.

Mentre secondo Carey, la traduzione corretta, dovrebbe essere questa:

Quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, sappiamo che abbiamo in cielo una sostanza più duratura.”

Questa sostanza viene identificata come “Giovanni, o Ioannes, che sarebbe l’unguento, l’olio, che scende lungo il midollo spinale, dal serbatoio della sostanza Divina, per arrivare nel telencefalo, definito l’Altissimo, vale a dire il luogo elevato, il Cielo, all’interno di ciascuno di noi. Per sostenere la sua ipotesi, Carey, ricorda come il padre di Giovanni, era detto essere un sacerdote di Abia, o Abijah, che in Ebraico, significa “Colui il cui padre è Jehovah” che sarebbe, appunto, il telencefalo, l’Altissimo – la “rugiada cristallina” citata nell’Ebraismo Medievale. L’autore cita poi Matteo (3, 4) dove si legge, riferito al Battista:

“Il suo cibo era locuste e miele selvatico.”

Per poi sostenere, che la ghiandola pineale ed il corpo pituitario secernono fluidi chiamati latte e miele, nelle Scritture, mentre il termine locusta significa distruttore, divoratore – in pratica un goloso. Citando poi il Deuteronomio. 28,42 che recita:

“Tutti i tuoi alberi (l’albero della vita e il seme del frutto) saranno consumati dalle locuste (desiderio sessuale)”.

Carey, invita il lettore a ricordare, che la Bibbia è una Dottrina Segreta, cioè che è dentro e non fuori di noi e che la storia è una registrazione di cose esterne. Secondo lui quindi:

“Giovanni, l’uomo naturale, era un mangiatore del frutto dell’albero della vita, vestito con una cintura di pelo di cammello (dalla Gimel, la terza lettera dell’alfabeto Ebraico, che riguarda l’organo esterno maschile). Ma Giovanni, come il figliol prodigo, cambiò idea e disse: “Viene uno dopo di me (per prendermi), il cui laccio dei calzari (pesci – i piedi) non sono degno di sciogliere”. I lacci e le scarpe sono emblemi di copertura, o di panni per coprire. L’olio nel seme, quando nasce, è coperto e protetto da una crosta di sali minerali che, quando l’unguento viene battezzato nel Giordano (Giovanni), viene perduta (“Colui che salva la propria vita la perderà”) affinché il guscio possa aprirsi quando il seme, Gesù, va sulla croce, così “Padre, rimuovi da me questa coppa (copertura o laccio)”, affinché il prezioso materiale possa ascendere nella ghiandola pineale”.

Insomma questo libro, apre un dibattito profondo sulla figura di Giovanni Battista e non si cura dell’effetto dirompente che potrebbe come detto, avere nel mondo Cristiano. Personalmente riteniamo che le tesi di Carey sono affascinanti, ma peccano di comprensibilità, nei confronti dei lettori profani, elemento fondamentale nella società attuale, perchè la Conoscenza, non può e non deve, più essere riservata solo agli Iniziati, la cui missione oggi, è quella di risvegliare lo spirito umano e non solo tramandare in cerchie ristrette, il proprio sapere esoterico.

Père Sisyphe

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