Anno III mercoledì · 2 Settembre 2026 Accedi Abbonati
Personaggi

Sisifo ed Atlante due miti a confronto

Nella mitologia greca, troviamo due figure, che pur diverse e distinte, sono tra esse complementari, tanto da poterle definire come le due facce della stessa medaglia. Stiamo parlando di Sisifo ed Atlante. Il primo, Sisifo, in greco antico Σίσυφος ed in latino Sisyphus, non è una divinità e non appartiene alla categoria dei semidei, ma a quella degli umani. E’, infatti, il fondatore e primo re, della città di Efira, l’attuale Corinto. Secondo l’etimologia classica, il nome Sisifo, significa “uomo saggio” ed infatti, la versione più popolare della sua leggenda, lo definisce come un uomo astuto, ingannatore, scaltro e senza scrupoli come nessun altro. A conferma della sua natura pienamente umana, abbiamo le parole di Omero, uno che di miti certamente se ne intendeva, avendo contribuito grandemente a crearne, attraverso i suoi poemi, che nel Libro VI dell’Iliade, ai versi 153 – 155 parlando di Efira, scrive

«Qui visse Sísifo, che era il più astuto degli uomini, Sísifo, figlio d’Èolo; e un figlio generò, Glauco; e Glauco generò Bellerofonte perfetto.»

E’ da notare che l’Eolo, di cui parla in questi versi Omero, non è il dio dei venti, ma il suo omonimo, figlio di Elleno e re della Magnesia capostipite degli Eoli, la popolazione, che prese il controllo della Grecia nel II millennio a.C. Basterebbe comunque questa descrizione di una fonte autorevole come Omero, per dissipare ogni dubbio sulla natura umana e sulla genealogia di Sisifo, ma come spesso capita, quando una figura sconfina nel mito, si sono moltiplicate le ipotesi su di lui. Qualcuno, infatti, proprio perché ne parla Omero, sostiene, in modo del tutto arbitrario che Sisifo, sarebbe addirittura il padre di Ulisse. Secondo altri, invece, la figura di Sisifo, altro non sarebbe che una trasposizione, nella cultura mitologica greca, in particolare a Rodi, dove era conosciuto col nome di Atabirio, del dio ittita, del sole e della luce, Tesup. In realtà e questo è il motivo per cui, chi scrive, ha scelto lo pseudonimo di Père Sisyphe, questa figura mitologica, rappresenta la ripetizione senza scopo apparente, la coscienza dell’assurdo e la ribellione contro l’inutilità., ma anche la lucidità consapevole della propria condanna, nella quale l’uomo di cui egli è modello archetipico, trova una forma di libertà, proprio in questa consapevolezza. In pratica, per chi scrive, Sisifo, è un padre spirituale dell’umanità, alla quale ha insegnato la resilienza e l’accettazione delle difficoltà della vita terrena e materiale, alfine di ottenere l’elevazione spirituale, in quella ultraterrena. Lo potremmo definire, in Massoneria, come la Colonna B o meglio ancora, come l’eterno Apprendista, condannato dagli dei, non importa, se a torto, od a ragione, a lavorare alla sua pietra grezza per l’eternità, arrivando a portarla vicino alla vetta della montagna della Verità, per poi precipitare di nuovo nell’ignoranza e dover ricominciare di nuovo a spingerla in alto. E la forza di questo mito, è stata, nei secoli talmente penetrante, da venire riscritta, in chiave moderna, ma perfettamente in linea con l’antica leggenda, da Albert Camus (Mondovi (Algeria) 7 Novembre 1913 – Villeblevin (Francia) 4 Gennaio 1960) filosofo francese, premio Nobel per la letteratura nel 1957 che, pur essendo un esistenzialista ateo, seppe cogliere gli aspetti sopra descritti nella figura di Sisifo, tanto da scrivere, nel 1942 un saggio intitolato proprio: “Il Mito di Sisifo” che in Italia, arriverà solo nel 1947. Per comprendere il significato di Sisifo, secondo Camus, ci si potrebbe limitare a leggere le prime parole del suo saggio:

«Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia.»

E le ultime:

«Lascio Sisifo ai piedi della montagna! Si ritrova sempre il proprio fardello. Ma Sisifo insegna la fedeltà superiore che nega gli dèi e solleva i macigni. Anch’egli giudica che tutto sia bene. Questo universo, ormai senza padrone, non gli appare sterile né futile. Ogni granello di quella pietra, ogni bagliore minerale di quella montagna, ammantata di notte, formano, da soli, un mondo. Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice.»

Insomma, quello di Sisifo, è un mito talmente archetipico da far assomigliare un esistenzialista ateo, come Camus, ad un Julius Evola, che dalla parte opposta per tendenze politiche, afferma comunque la necessità, di tenere viva la Tradizione, restando in piedi sulle macerie di un mondo in disfacimento come quello attuale. Ecco perché, chi scrive, si sente pienamente rappresentato da Sisifo, in particolare quello descritto da Camus, che è stato un baluardo della formazione adolescenziale ai tempi del liceo, tanto da aggiungere davanti al nome, il termine Padre ed usare questo pseudonimo, Père Sisyphe, scritto in francese e non in italiano, od in un più aulico latino.

Atlante, invece, titano ribelle, nella guerra contro Zeus, viene condannato a reggere per l’eternità, la volta celeste e rappresenta la responsabilità cosmica, il peso della conoscenza e dell’ordine universale, essendo stato trasformato in pilastro del mondo. La sua pena, al contrario di quella di Sisifo, non è dinamica, ma statica e addirittura sublime. Egli, infatti, sostiene il cosmo e diventa parte della struttura stessa dell’essere. Atlante è quindi, il simbolo dell’uomo che porta il peso del senso, della verità, o della fede e possiamo definirlo come la Colonna J.

Le due figure di Atlante e Sisifo, che abbiamo voluto unire, con un’immagine realizzata con l’intelligenza artificiale, hanno un senso compiuto più evidente quando vengono associate, rispetto a quando vengono trattate separatamente, perché, a ben vedere, unite rappresentano il principio ermetico del così in Alto, (Atlante) così in Basso (Sisifo) mentre da sole, non sono altro che due miti, che oggi, con l’ignoranza culturale e la pochezza spirituale che caratterizzano l’umanità attuale, potrebbero presto svanire nel nulla, anche se proprio Camus, esistenzialista ateo, ma grande mente illuminata, ha saputo mantenerli vivi e questo ci dà la speranza evoliana, di riuscire a restare in piedi sulle macerie del mondo in marcescenza.

Père Sisyphe

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